diario sintetico di viaggio

Il viaggio inizia con l’aereo, in ritardo di 30 minuti circa. Mi snervano le attese, ma gli aeroporti sono cosi’: bisogna aspettare, fare file e poi ancora aspettare.
In poche ore si arriva in un altro mondo, facce diverse, lingua diversa.
Il pullman che dall’areoporto ci porta in città e’ pieno di gente di tutti i tipi, sono le 2 di notte, vicino a me un ragazzotto biondo, un “indigeno”, che per tutta la durata del viaggio – quasi un’ora – continua nervosamente a bere un liquido rossastro che odore di sintetico, a piccolissimi sorsi. Apre il tappo, beve, richiude il tappo, ripone la bottiglia, la riprende, riapre il tappo ribeve, richiude e ripone. Dopo pochi secondi ancora e poi ancora. 500 cc che durano un’eternità e poi quell’odore nauseabondo…
Finalmente arriviamo in città, maestosa e bellissima, pulita e dall’aspetto accogliente.
I balconi pieni di fiori e le finestre tutte con gli infissi di legno.
Gente ricca, penso, ed in effetti non ci sono macchine vecchie. L’albergo non e’ proprio un cinquestellelusso, ma costa poco e va benissimo cosi’, la stanza e’ molto piccola, ma siamo in una bella zona, vicino ai parchi. Fa freddo, ma un maglioncino risolve la situazione. La mattina inizia il tour, a piedi. Monumenti, palazzi, chiese e musei ed anche negozi. Kilometri macinati e negli occhi una città imponente e varia, ricca di tutto. Manca solo il mare. Il vecchio e famoso orologio scandisce le ore, le guardie della regina sono impettite nelle belle divise rosse. Ancora chiese e palazzi e musei nei giorni seguenti e pub di sera. I ritmi di vita sono diversi dai miei, fatico ad abituarmi. 3 giorni dopo finisce la visita, alle 14 si riprende il pullman per tornare all’aeroporto.
Questa volta c’e’ luce e possiamo ammirare la periferia della città, le casette basse illuminate da un sole che sembra estivo, la campagna ordinata e rigogliosa.
Finalmente l’aeroporto, poi in volo verso casa. Si torna al caldo-caldo, al disordine, ai vigili orgogliosi di riuscire a passare tutto l’orario di lavoro senza fare assolutamente nulla, alle macchine parcheggiate in seconda fila sulle strisce pedonali, alla gente rumorosa, agli escrementi di cani dappertutto, al mare. Ne sento l’odore subito. mi sento a casa.

~ di caffeclandestino su 10 / Maggio/ 2007.

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