Altri

•29 / Giugno/ 2007 • Lascia un Commento

Leggo avidamente non libri ma blog scritti da altri,  mi sembra di vederli scrivere, a volte sembra di percepirne umori e stati d’animo. Sembra quasi di spiare, di intromettersi. E spesso avrei solo voglia di commentare con un “:)”.
Mi piace questa forma di condivisione, mi piace, anche se poi, alla fine, resto alla finestra a guardare.

Un post, pieno di foto, di oggetti “cari”, tutti legati a momenti etc mi fa tornare in mente casa mia. Quella della mia infanzia. mi porto dietro anche io tutti gli oggetti “cari”, ma quella casa, dove vivevamo felici in 4, fu distrutta da un incendio e fui io a comunicare a mio fratello che si era bruciato tutto. Ricordo le sue parole, al telefono “torno subito” ed io che cerco di tranquillizzarlo e gli dico “ma no, resta in vacanza…”.
“No, torno, cosi’ vedo di portar via un po’ di roba mia” “Quarda che non puoi portar via proprio nulla, la tua stanza non c’e’ piu’ …. “

In effetti era cosi’: la stanza di mio fratello era sparita, con tutti gli oggetti ed i ricordi, con i vestiti e i dischi, tanti lp di vinile.

Tanti anni dopo conservo ancora pezzi della mia vita un po’ bruciacchiati o anneriti dal fumo, che hanno ancora quello strano odore….

boh, i ricordi dovrebbero essere dentro, ma gli oggetti aiutano.

Come i soldi, che non danno la felicita’, ma aiutano parecchio, come diceva qualuno piu’ saggio di me!

“facci sognare!”

•13 / Giugno/ 2007 • Lascia un Commento

Ragioniere, ci FACCI SOGNARE!
In effetti mi sembra di più una frase alla “filini” che da politico consumato, ma, sempre usando frasi pretaporter, questo passa il convento………….

i tempi maturi

•12 / Giugno/ 2007 • Lascia un Commento

Come le pesche e le albicocche, della canzone di paolo rossi/rino gaetano, da mangiare quando hai fame, ma se non mangi poi maturano troppo e poi cadono

come previsto

•29 / Maggio/ 2007 • Lascia un Commento

In effetti poi la vita continua, come prima e …
seguono e precedono parole inutili, inutili da dire e da pensare, attenzioni che non ci sono,  relegato nel ruolo secondario di “oddio, magari glielo dico dopo”, dopo un’altra bella serata, dopo un bel bagnetto, dopo un profumo o un taglio di capelli o un treno.
Dopo.
Dal pre al post, senzasoluzionedicontinuità, un passaggio fluido ed istantaneo di considerazione, umori e amori, con giochi che di clandestino hanno solo il nome e neanche l’intrigo, con il ricordo di una sigaretta fumata ad un angolo di strada e un DEL *.* che non puo’ mancare, che aspetta il suo invio e solo quello.
Che fine fa la memoria cancellata? esiste una cartella “cestino” da svuotare quando proprio la misura e’ colma? Basta essere “forti”? Ha senso esserlo? Ed il contrario?
Mantenere linee e posizioni. Domani e’ sempre un giorno di verso da oggi, ma l’oggi corrode sempre il domani con i suoi acidi.
un caffe’ che vale “un caffè”, domani la farsa continua, con sorrisi ed abbracci, la verita’ che non esiste, aggrovigliata o sparpagliata che sia, con altri pensieri e fretta di tornare dove e’ piu’ riparato. Forse domani piove.
Lascio un po’ di me anche qui, senza gioia di esserci.
Spengo questo pc. E’ tardi per tutto.

bike

•15 / Maggio/ 2007 • Lascia un Commento

E’ meglio questa, molto meglio, molto molto meglio.
Pero’ l’ho promessa e sono sicuro che non la vedro’ piu’.
Per incuria o per casualita’, ma non la rivedro’ piu’

lune

•14 / Maggio/ 2007 • Lascia un Commento

Lunedi’, cosa peggio di un lunedi’?
52 lunedi’ all’anno, uno peggio dell’altro,
poi un altro anno, con la convinzione che sara’ meglio, e poi iniziano i lunedi’…

che stress!

piccoli passi

•14 / Maggio/ 2007 • Lascia un Commento

A piccoli passi ci si avvicina alla meta, a piccoli passi si coprono distanze che poi, quando ti giri a guardare, sembrano enormi. Piccoli passi che cambiano le prospettive.
Come quel maggio, che fiorirono le rose ed io non seppi far meglio che respirane l’odore, tanto da rimanere intrappolato nei rovi. Piccoli passi per uscirne, piccoli passi per capire e vedere e sentire le ferite delle spine.

Blu, anzi azzurro, anzi celeste!

•10 / Maggio/ 2007 • Lascia un Commento

Gli occhi di Roberta sono celesti, azzurro chiarissimo e profondi.
E’ bella, molto bella, e parla di se’ senza reticenze, quasi senza pudore.
“parlare di se stessa e’ il suo passatempo preferito”, “e’ svampita”…
Quante cose si dicono di Roberta, quante cose per cercare di spiegarsi quel suo modo cosi’ particolare di essere, di tutto per non ammettere di sentirsi un po’ a disagio davanti a quegli occhi celesti,  azzurro chiarissimo e profondi.

diario sintetico di viaggio

•10 / Maggio/ 2007 • Lascia un Commento

Il viaggio inizia con l’aereo, in ritardo di 30 minuti circa. Mi snervano le attese, ma gli aeroporti sono cosi’: bisogna aspettare, fare file e poi ancora aspettare.
In poche ore si arriva in un altro mondo, facce diverse, lingua diversa.
Il pullman che dall’areoporto ci porta in città e’ pieno di gente di tutti i tipi, sono le 2 di notte, vicino a me un ragazzotto biondo, un “indigeno”, che per tutta la durata del viaggio – quasi un’ora – continua nervosamente a bere un liquido rossastro che odore di sintetico, a piccolissimi sorsi. Apre il tappo, beve, richiude il tappo, ripone la bottiglia, la riprende, riapre il tappo ribeve, richiude e ripone. Dopo pochi secondi ancora e poi ancora. 500 cc che durano un’eternità e poi quell’odore nauseabondo…
Finalmente arriviamo in città, maestosa e bellissima, pulita e dall’aspetto accogliente.
I balconi pieni di fiori e le finestre tutte con gli infissi di legno.
Gente ricca, penso, ed in effetti non ci sono macchine vecchie. L’albergo non e’ proprio un cinquestellelusso, ma costa poco e va benissimo cosi’, la stanza e’ molto piccola, ma siamo in una bella zona, vicino ai parchi. Fa freddo, ma un maglioncino risolve la situazione. La mattina inizia il tour, a piedi. Monumenti, palazzi, chiese e musei ed anche negozi. Kilometri macinati e negli occhi una città imponente e varia, ricca di tutto. Manca solo il mare. Il vecchio e famoso orologio scandisce le ore, le guardie della regina sono impettite nelle belle divise rosse. Ancora chiese e palazzi e musei nei giorni seguenti e pub di sera. I ritmi di vita sono diversi dai miei, fatico ad abituarmi. 3 giorni dopo finisce la visita, alle 14 si riprende il pullman per tornare all’aeroporto.
Questa volta c’e’ luce e possiamo ammirare la periferia della città, le casette basse illuminate da un sole che sembra estivo, la campagna ordinata e rigogliosa.
Finalmente l’aeroporto, poi in volo verso casa. Si torna al caldo-caldo, al disordine, ai vigili orgogliosi di riuscire a passare tutto l’orario di lavoro senza fare assolutamente nulla, alle macchine parcheggiate in seconda fila sulle strisce pedonali, alla gente rumorosa, agli escrementi di cani dappertutto, al mare. Ne sento l’odore subito. mi sento a casa.

VerniceFreska

•27 / Aprile/ 2007 • Lascia un Commento

Al teatro la signora, verniciata di fresco, siede in prima fila.
L’aspetto, lo sguardo, i modi, denunciano le tante battaglie combattute e l’unica vera sconfitta: la vita.